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“Fanciulla,
io ti dico, alzati!”
Paul
ha cinque anni ed è nato in una famiglia povera, in una
baraccopoli di Nyahururu. Suo padre era un
lavoratore a giornata e la mamma una cameriera. A soli tre anni, Paul
ha visto entrambi i genitori ammalarsi e morire di AIDS.
Nella cultura africana i bambini sono figli della “grande famiglia” (la
famiglia allargata) e non solo dei genitori. Coloro che rimangono
orfani sono quindi
normalmente presi in affidamento dai nonni o da altri parenti. Nel caso
di Paul l’unica persona che sembrava in grado di prendersi cura di lui
era la zia materna, 22 anni, che sopravvive grazie alla vendita di
carbone. Negli ultimi due anni hanno vissuto insieme in una baracca in
affitto ma la zia da tempo beve e non è più in grado di
provvedere nè a se stessa nè tanto meno a Paul.
La storia di Paul è simile a
quella di centinaia di bambini.
Secondo le previsioni ufficiali, sembra
che entro la fine del 2005 i bambini che
rimarranno orfani a causa dell’HIV e dell’AIDS in Kenya, saranno circa
1.700.000.
Circa il 30-40% dei bambini nati da mamma sieropositiva contraggono il
virus e
l’80% di questi, se non puo’ accedere a nessun trattamento specifico,
muore prima di compiere il quinto anno di vita.
Spesso,prima della morte dei propri genitori, sono i bambini stessi che
si prendono cura di loro e non é facile vedere soffrire e poi
morire i propri genitori o altri membri della propria famiglia.
Sono
bambini,
quindi, che si portano
dentro delle ferite molto profonde e spesso gli stessi familiari che li
accolgono non sono in grado di rispondere al loro bisogno di
amore, di speranza, di coraggio. Sono
bambini molto fragili e vulnerabili e prendersene cura è
sicuramente
molto impegnativo.
Paul
è tra i
primi 5 bambini che da oggi
saranno accolti nella
casa che il St Martin ha costruito grazie alla straordinaria
partecipazione della comunita' locale (che ha contribuito per circa
25.000
Euro)e della comunita' internazionale.
Il
nome, Talitha
Kum e' tratto dal
Vangelo di
Marco, dall’episodio che racconta la guarigione della figlia
di Giairo, uno dei capi della sinagoga (Mc 5,21-43). E’ lo stesso
evangelista a darci il significato dell’espressione: “Fanciulla, io
ti
dico, alzati!”
Gesu' in mezzo alla
confusione, alla disperazione, all’assenza di speranza di
fronte a questa ragazzina di soli 12 anni morta, la prende per mano e
le chiede di alzarsi.
Questa
casa,destinata ad accogliere 80 bambini
dagli 0 ai 9 anni, vuole essere un
ambiente di vita sereno, dove – oltre a ricevere le cure mediche
necessarie – questi bambini possano sentirsi amati e vivere, almeno in
parte, un po’ di quell’infanzia che non hanno mai avuto.
Un gruppo di
volontari fa parte del comitato
responsabile della casa; tre suore
locali si stanno gia' occupando della gestione ordinaria mentre
il Programma per l’HIV/AIDS e Abuso di Alcol e Droghe (uno dei 5 del
Saint Martin) garantira' il supporto tecnico necessario.
Il desiderio e
l’impegno qui al Saint Martin e'
quello di far crescere gli orfani nello stesso
ambiente socio-culturale, economico e religioso dei loro genitori o,
almeno, in uno molto simile. Da quando
il progetto e' iniziato, sono circa 500 gli orfani che sono stati
accolti da nonni, zii o altri parenti o, dove non e’ stato possibile,
da famiglie affidatarie che li hanno accolti come loro figli.
Talitha Kum
children’s Home e'riservata
esclusivamente ai bambini orfani sieropositivi che sono stati
abbandonati o che vivono in situazioni talmente gravi da non poter
essere affidati a nessuna famiglia.
Ecco perche', grazie
al prezioso ed
indispensabile aiuto dei volontari
presenti nella comunita', le suore e lo staff del Programma
stanno cercando di identificare quelli che sono realmente i casi
piu' disperati.
Per tutti quei
bambini, orfani e sieropositivi,
per i quali e'possibile
trovare un’integrazione alternativa, si cerchera', invece, di
coinvolgere la comunita' stessa, dandole cosi'il grande
privilegio di potersi prendere cura di loro.
I primi due
bambini sono arrivati questa mattina ed e’ stato bellissimo vederli
arrivare non solo assieme alla nonna e ai volontari che li hanno
seguiti, ma anche con alcuni dei membri della comunita’ che sono stati
coinvolti perche’ questi bambini sono anche i loro. Hanno portato cibo
e vestiti per accompagnare i primi passi di questi nuova esperienza di
vita e sono entrati cantando e danzando.
L’avventura che
inizia oggi non riguarda solo
questi 5 bambini ma ci coinvolge
tutti. Siamo tutti,
vicini e lontani, responsabili di questi bambini, responsabili di
condividere con loro l’amore che ci e' stato dato, tutti i doni
che abbiamo ricevuto e che non sono solo per noi.
Sabato
prossimo, 9 luglio, gli amici, i volontari, la comunita' di
Nyahururu si ritrovera'per accogliere questi bambini, pregare
con loro e per loro e per condividere quello che abbiamo, quello che
siamo, perche' questi piccoli sentano di avere una
comunita' che si prende cura di loro, che li prende per mano e li
chiama alla vita.
E magari
scopriremo che sono proprio loro lo strumento attraverso il quale Dio
prende noi per mano, invitandoci ad alzarci.
Claudia Guglielmi
P.R.O. Saint
Martin
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